Per il lancio di questo blog ho deciso di portarvi una lettura decisamente singolare. Il Lonfo di Fosco Maraini – padre della nota Dacia – è una poesia inserita nella raccolta Gnòsi delle Favole ed è un emblematico esempio di metasematica: si utilizzano parole inventate, prive di significato, ma che hanno un suono familiare nella lingua utilizzata.
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
Rileggendola più volte si crea in noi un qualcosa di leggero e spensierato che alla fine sembra generare buon umore. Non siete d’accordo?
Personalmente adoro questa poesia e devo dire che è anche merito dell’eccezionale interpretazione che ne ha fatto Gigi Proietti, di cui vi lascio il link.
Ne avevate sentito già parlare, prima d’ora? E soprattutto, vi è piaciuta?
Se avete voglia, rispondete sotto questo post per scambiarci qualche opinione.
Alla prossima lettura!
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