La scelta di questo sonetto di Ugo Foscolo è stata piuttosto casuale, dettata soprattutto da qualche chiacchierata in merito agli apprendimenti che ti costringevano a fare a scuola durante le ore di italiano.
Vi ricordate? Quando alle elementari e medie il compito per casa era imparare a memoria una determinata poesia e ci si inventavano le tecniche più disparate per essere preparati? La mia era lo sfinimento, fino a quando ripetevo una frase senza nemmeno sapere cosa volesse dire.
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sí cara vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
(Vi lascio qui di seguito un’analisi della poesia)
Se c’è una cosa che mi piacerebbe fare all’interno di questo blog è “svecchiare” l’immagine di queste poesie che per molti sono associate a ricordi scolastici, più o meno simpatici, per osservarle da un nuovo punto di vista!
Personalmente, mi piace molto accostare questo sonetto a un dipinto di Friedrich, Abbazia nel querceto.

Vi è mai capitato di associare un quadro ad una poesia? E se poteste farlo per Alla sera quale scegliereste?
Se avete voglia, rispondete sotto questo post per scambiarci qualche opinione.
Alla prossima lettura!
Se avete delle vostre registrazioni di poesie, in italiano o lingua straniera, e volete partecipare a questo progetto, inviate tutto a savepoetryreadapoem@gmail.com